Contro gli avvoltoi, c’è la Banca africana di sviluppo

Published: 12 January 2011

English Summary:  Since 1964 the African Bank of Delelopment (AfDB) has been fighting corruption in Africa. Now the continent has new enemies: vulture funds. AfDB launched a special programme that will provide a USD 500,000 grant to fund legal support for the Democratic Republic of Congo in its dispute with the renowned vulture fund FG Hemisphere. (Full English translation follows the Italian.)

 

Predatori sì, ma senza penne

Hanno comprato il debito dei Paesi più deboli, Argentina, Angola, Burkina Faso, Camerun, Honduras, Nicaragua, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo. Hanno pagato pochi spiccioli e ora rivendicano il credito per somme stratosferiche. Sono i vulture fund, i fondi avvoltoio, già condannati da Fondo monetario internazionale e Banca Mondiale. E anche dalla Banca africana di sviluppo (Bas), che ora offre uno strumento in più per fronteggiarli. L’iniziativa, lanciata a metà novembre, non ha precedenti: l’istituto bancario che dal 1964 lavora a fianco dei Paesi africani, accompagnerà la Repubblica Democratica del Congo nella controversia legale con il fondo avvoltoio Fg Hemisphere. E ha stanziato 500 mila dollari per rafforzare le competenze giuridiche e le capacità negoziali per la gestione del debito del governo di Kinshasa.

Il meccanismo degli “avvoltoi” – i fondi che comprano i debiti di milioni di dollari dei Paesi in via di sviluppo e, al momento giusto, chiedono la solvenza ricorrendo ai tribunali, talvolta congelando i sussidi provenienti dall’estero destinati alla cooperazione e alla crescita economica – è noto da qualche anno e il caso della Repubblica Democratica del Congo potrebbe fare scuola. Nel 1980 l’allora Zaire si indebitò con la società Energoinvest, specializzata in opere ingegneristiche, per la costruzione di una linea di trasmissione di energia elettrica ad alto voltaggio tra le città di Bukavu e Goma. Nel 1991 lo Stato africano non aveva ancora cancellato il debito e ammise il default. Nel 2003 la Camera di commercio internazionale, chiamata ad arbitrare la disputa, premiava Energoinvest per quasi 12 milioni di dollari e, nel 2004, la Corte statunitense di Columbia confermava la decisione arbitrale. Quello stesso anno, Energoinvest trasferiva i suoi diritti a Fg Hemishpere, che nel 2005 ha lanciato l’ultimatum chiedendo allo Stato africano di individuare tutti i beni di valore superiore ai 10 mila dollari, oro o altri metalli preziosi, opere d’arte e gioielli, per pagare il debito. Successivamente, come ha spiegato la Bas, Fg Hemisphere ha fatto causa, in varie sedi, al Paese africano che ha così accumulato un debito di 100 milioni di dollari, in crescita di anno in anno a causa delle penali. La Repubblica Democratica del Congo, Paese fortemente indebitato tanto da far parte del programma del Fmi e della Banca Mondiale “Heavily indebt poor country” (Hipc), non ha respinto le contestazioni ma ha ammesso che il debito è un fardello a cui difficilmente riuscirà a far fronte.

Fg Hemisphere non è l’unico fondo a minacciare Kinshasa. Anche gli sciacalli di Themis Capital e Des Moines Investment Ldt hanno fatto causa per recuperare circa 74 milioni di dollari presumibilmente dovuti in base ad accordi finanziari datati 1980. “Le cause dei fondi avvoltoio minacciano l’obiettivo chiave del programma Hipc, limitando l’impatto della riduzione del debito e provocando un burden sharing tra i creditori”, ha spiegato Mamoudou Deme, direttore del Fondo per le agevolazioni di sostegno giuridico della Bas, la piattaforma che ha lanciato l’iniziativa a favore della Repubblica Democratica del Congo.

La corruzione non ha bandiera

L’assistenza legale contro i fondi avvoltoio è solo uno dei progetti del Fondo per le agevolazioni di sostegno giuridico, quest’ultimo “un programma recente della Bas, appena lanciato”, ha annunciato Antoinette Batumubwira, responsabile della comunicazione della Bas, nel suo stand al Village degli European Development Days di Bruxelles. Nelle intenzioni, si tratta di un fondo fiduciario multi-donatori per la costruzione di Stati più efficienti. I primi contribuenti del nuovo fondo sono state la Norvegia e la Svizzera, rispettivamente con 1,1 e 2,9 milioni di dollari. L’ambizione è quella di aiutare i Paesi africani nella governance, rafforzando la trasparenza e la responsabilità nella gestione delle finanze pubbliche. “E’ un fondo – ha spiegato Batumubwira – che serve agli Stati quando ci sono negoziazioni con importanti imprese, per esempio nel settore delle miniere e del petrolio. La Bas li aiuta in termini di legislazione, di negoziazione e di firma di contratti affinché questi governi stiano in allerta e capiscano se gli accordi che vanno a siglare sono di beneficio per il Paese e per la popolazione”.

Per Batumubwira, che rappresenta il punto di vista della Bas, lo sviluppo del Continente africano sembra essere legato tanto al contrasto della corruzione quanto alla costruzione di tecniche di buon governo. “La corruzione è uno dei problemi, non il principale – ha continuato – Per esempio, ho appena partecipato a una riunione sulle risorse energetiche, che sono un altro problema per l’Africa. E poi anche il Primo ministro giapponese è stato travolto da uno scandalo. La corruzione è un problema ben condiviso da molti Paesi del mondo”. E infatti, quando le ho detto di essere italiana, lei è scoppiata in una fragorosa risata. E quando ho specificato di essere siciliana, Batumubwira, che è una signora distinta ed elegante, ha cominciato a ridere ancora più forte. D’altra parte, secondo il Corruption Perceptions Index 2010, l’Italia è più corrotta del Ruanda.

Batumubwira ha tenuto a precisare che la Bas è pur sempre una banca. “I clienti che accedono ai prestiti – ha sottolineato – devono presentare credenziali, garanzie e business plan ineccepibili”. Ma il Fondo per agevolazioni di sostegno giuridico dimostra che c’è di più. E il precedente della Bas con la Repubblica Democratica del Congo non è di scarso rilievo, anzi rappresenta un primo e singolare tentativo per modificare lo status quo. Sono infatti molti i Paesi africani che si trovano in situazioni simili, predati dagli avvoltoi. Non gli uccelli rapaci della savana o del deserto, ma gli esseri umani in giacca e cravatta (o in tailleur gessato) che speculano dai grattacieli di vetro.

 

English Translation: Against the vultures, there is the African Development Bank 
 
 

Vultures? Yes, but without feathers

They bought the poorest countries' debt: Argentina, Angola, Burkina Faso, Cameroon, Honduras, Nicaragua, Sierra Leone, Democratic Republic of Congo. They paid a few coins and now they claim the credit for exorbitant amounts. They are the vulture funds, already condemned by the International Monetary Fund and the World Bank. And also by the African Bank of Development (AfBD), which offers now one more tool to cope with them. The initiative, launched in mid November, is without precedent. The financial institute, which has worked since 1964 on the side of African countries, will join the Democratic Republic of Congo in the legal controversy with the vulture fund FG Hemisphere. The AfBD allocated 500 000 dollars to reinforce the legal competences and the negotiation capacities for the Kinshasa government's debt management. 

The “vultures” mechanism – the funds that buy millions of dollars of debt from developing countries and, at the right moment, appeal to the courts for solvency, sometimes freezing subsidies coming from foreign countries and intended for cooperation and economic growth – has been known for a few years. The case of the Democratic Republic of Congo could teach us a lesson. In 1980 the then Zaire fell into debt with the company Energoinvest, specialised in engineering works, for the construction of a high-voltage electricity transmission line between the cities of Bukavu and Goma. In 1991 the African state still hadn't cancelled its debt and acknowledged the default. In 2003 the International Trade Chamber, called to arbitrate the dispute, reimbursed almost 12 million dollars to Energoinvest and, in 2004, the American Court of Columbia confirmed the arbitration decision. That same year, Energoinvest transferred its rights to FG Hemisphere, which in 2005 gave an ultimatum asking the African state to identify all the goods of a value exceeding 10 000 dollars, gold or other precious metals, works of art and jewels, to pay the debt. Afterwards, as the AfDB explained it, FG Hemisphere sued, in different locations, the African country so that it accumulated a debt of 100 million dollars, growing every year because of the fines. The Democratic Republic of Congo, a country so deeply indebted that it is part of the IMF and World Bank programme “Heavily indebt poor countries” (Hipc), didn't reject the disputes but it acknowledged that the debt is a burden it will handle with difficulty.  

FG Hemisphere is not the only fund threatening Kinshasa. Also the vultures of Themis Capital and Des Moines Investment Ldt sued it to get back around 74 million dollars presumably due to financial agreements dating to 1980. “The causes of the vulture funds threaten the Hipc programme's key objective, limiting the impact of the reduction of the debt and provoking a burden sharing among creditors,” explained Mamoudou Deme, director of the African Legal Support Facility, the platform that launched the initiative in favour of the Democratic Republic of Congo. 

Corruption doesn't have a flag

The legal assistance against the vulture funds is only one of the projects of the African Legal Support Facility, “a recent AfDB programme just launched”, announced Antoinette Batumubwira, in charge of communication at the AfDB, at her stand at the European Development Days in Brussels. The intention is to be a multi-donors trust fund for the construction of more efficient states. The first contributors to the new fund were Norway and Switzerland, respectively with 1,1 and 2,9 million dollars. The ambition is to help African countries with their governance, reinforcing the transparency and the accountability in the public finances management. “It is a fund,” explained Batumubwira, “that helps the countries when there are negotiations with important companies, for example in the mining and oil sectors. The AfDB assists them in legislation, negotiation and in signing contracts so that these governments are aware and understand if the agreements that they are going to sign are beneficial for the country and the population.” 

According to Batumubwira, who represents the AfDB point of view, African continent development seems to be linked as much to the construction of good governance techniques as to combating corruption. “Corruption is one of the problems, not the main one,” she continued. “For example, I just participated in a meeting on energy resources, which represent another problem for Africa. Even the Prime Minister of Japan was overcome by a scandal. Corruption is a problem shared by many countries in the world.” When I told her I was Italian, she burst into laughter. And when I specified that I was from Sicily, she started laughing even louder. According to the Corruption Perceptions Index 2010, Italy is more corrupt than Rwanda. 

Batumubwira clarified that the AfDB remains a bank. “The clients that have access to loans,” she underlined, “have to give credentials, guarantees and impeccable business plans.” But the African Legal Support Facility reveals that there is more. The precedent in which the AfDB and the Democratic Republic of Congo were involved is not of little importance. On the contrary, it represents a first and singular attempt to modify the status quo. There are indeed many African countries that are in similar situations, wherein they are preyed on by the vultures. Not the birds of prey in the savannah or in the desert, but the human beings wearing a tie (or a pin-striped suit) who speculate from glass skyscrapers.

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