Un nuovo approccio nelle piantagioni di cacao di Ghana e Costa d’Avorio contro il lavoro minorile

Published: 07 December 2010

 

Un nuovo approccio contro il lavoro minorile nelle piantagioni di cacao in Costa d'Avorio e Ghana. Ne ha parlato agli European development days Francesco d’Ovidio, coordinatore dell’Organizzazione internazionale del lavoro per i programmi contro lo sfruttamento dei bambini, con base ad Accra.

Cosa sta facendo l’Oil contro il lavoro minorile?

L’Organizzazione internazionale del lavoro ha un’esperienza di tantissimi anni in più di 100 Paesi contro il lavoro minorile. In questo momento i programmi nelle piantagioni di caffè e cacao, anche se oramai si parla solo di cacao, sono in Ghana e in Costa d’Avorio e sono finanziati dal dipartimento del lavoro degli Stati Uniti e eseguiti dall’Oil. Abbiamo a disposizione in totale circa 24-25 milioni di dollari da utilizzare nei prossimi 2-3 anni non per interventi sul singolo bambino ma a livello globale di comunità.

E’ questo il nuovo approccio?

Sì. Ci sono gli interventi  che io chiamo classici in cui si prende in considerazione il singolo bambino. Cioè si aiutano i bambini che stanno lavorando  affinché possano andare a scuola o frequentare centri di formazione professionale. E’ assolutamente necessario occuparsi di tutti i bambini, ma i fondi sono limitati e questo tipo di intervento è costoso quindi non si riesce a combattere il lavoro minorile seguendo solo questa pista. Quindi ci vorranno piste complementari, ovvero integrated area based approach, interventi a monte sulla protezione sociale delle famiglie, sulle relazioni tra datori di lavoro e sindacati, sulle questioni legislative, sulla questione della percezione, cercando di essere vicini alle comunità. Bisogna cercare di capire insieme, non spiegare alla popolazione, qual è il limite di alcune forme di lavoro minorile che non è nocivo per i bambini.

Una discriminate è l’età dopo la quale il bambino può lavorare?

Una è certamente l’età, e la convenzione dice che un bambino può lavorare quando termina la scuola dell’obbligo, cioè 14-15 anni a seconda del Paese, perché si parte dal principio che istruzione e lavoro non sono compatibili. L’altra variabile è il tipo di lavoro. Ci sono i lavori leggeri che i bambini possono fare, mentre per i lavori pericolosi cresce il limite di età fino ad arrivare a lavori che i bambini non possono compiere. 

Che ruolo hanno i governi locali?

Noi lavoriamo per i governi locale. E’ il loro programma e noi forniamo alcuni strumenti  per mettere in pratica quello che devono fare.

In Brasile, grazie al governo di Lula, si sono fatti incredibili passi avanti contro il lavoro minorile. Qual è la differenza con i governi di Costa d’Avorio e Ghana?

Non ho lavorato in Brasile ma conosco le iniziative. Ho lavorato in India, che è un caso assimilabile a quello del Brasile. Entrambi sono Paesi emergenti con grandi potenzialità economiche, mentre Ghana e Costa d’Avorio sono Paesi molto diversi. Nel caso di India e Brasile è sbagliato continuare a intervenire dall’estero perché sono in grado di prendersi carico delle responsabilità. Può sembrare che il Brasile abbia fatto di più ma è tutto relativo alle capacità del Paese. In realtà Ghana e Costa d’Avorio stanno facendo moltissimo relativamente alle loro capacità. Certo, la grande differenza si nota quando si interviene nei Paesi emergenti. Per esempio in India si ha la percezione che il progetto, se fatto in maniera coordinata con il governo, una volta terrminato il nostro intervento, sarà portato avanti. Perché i fondi ci sono. Cioè il ministero dell’Istruzione indiano ha fondi enormi che derivano dal sistema fiscale nazionale, non solo dai donor. Invece in Madagascar, dove lavoravo prima, o in Costa d’Avorio, sono necessari nostri interventi a lungo termine.

Che cosa fa l’industria del cioccolato contro il lavoro minorile?

L’industria ha un atteggiamento sano. E’ chiaro che loro hanno interessi diversi, cioè business oriented. Per loro il lavoro minorile è una minaccia perché può nuocere alla loro immagine. Quindi ora cercano di collaborare.

E ricevono finanziamenti.

Certo. Ma vogliono posizioni chiare. E hanno ragione su questo. Loro vogliono trasparenza. Cioè: su quali basi, su quali indicatori si può dire che una certa comunità non ha più lavoro minorile. Così si rivolgono a noi, che siamo tecnici.

Che ruolo ha l’Ue?

Prima di tutto l’Ue finanzia dei progetti contro il lavoro minorile in altri Paesi. Inoltre collabora con l’industria del cioccolato in questo quadro di intervento globale che deriva da un protocollo di accordo firmato a Washington. E quindi ha un ruolo di finanziamento e coordinazione.

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