Thirty-three pens, sixty-six eyes

Published: 04 December 2010

 

 

Trentatre giornalisti da tutta Europa, cinque giorni a Bruxelles e un grande evento da coprire: gli “Euoropean Development Days”. Lo sapevate che il 6 e il 7 dicembre l’Unione Europea spenderà 2 milioni di euro per organizzare una fiera di incontro tra chi lo sviluppo lo esporta, chi ci lavora sul campo e chi invece lo subisce? Sono i "development days", quelli in cui le istituzioni comunitarie fanno il punto su tutta una serie di politiche che a dire il vero, proprio chiare non sono. Due giorni intensi, tra polemiche e bisogni, tra facce autentiche e interessi, economici soprattutto. Politici, rappresentanti di Ong, ministri: tutti sotto lo stesso tetto per parlare di progressi e mancanze, per vedere se i famosi Millenium Development Goals, gli obiettivi  che gli stati hanno promesso di rispettare entro il 2015, siano davvero presi in considerazione.  

Lo sapevate? No.

Lo sviluppo e l’aiuto ai paesi del terzo mondo, nel 2010, tra un colpo e l’altro della crisi economica interessa poco e i giornalisti, la voce di quella che un tempo era la società civile, agli European Development Days non vengono nemmeno mandati. È davvero così importante esserci? Il punto non è tanto l’interesse, ma il controllo di istituzioni che usano soldi per portare avanti azioni nel nostro nome di cittadini e se nessuno sarà a vigilare e scrivere e raccontare, la fiera dello sviluppo avrà un inizio e una fine, con tanti volantini, poche domande e nessuna risposta. È così che l’European Journalism Center ha deciso di portare avanti una competizione chiamata “Young Reporters Against Poverty”, grazie alla quale sono state selezionate trentatre penne giovani che potessero venire a Bruxeelles a raccontare la famosa fiera dello sviluppo. Se i giornalisti non li mandano, loro se li vanno a prendere. E la scommessa, dopo poche ore, sembra già vinta. Sono ragazzi, studenti e lavoratori, giacche spesse e zaino in spalla, gente che in una notte ha attraversato l’Europa innevata per andare a fare qualcosa di scontato e che in realtà è un’occasione. Se la fiera dello sviluppo rischia di avere pochi risultati e tanto bla bla bla, i vincitori sono già loro, le facce chiare e brufolose, quelli che non hanno peli sulla lingua e che nel primo giorno di allenamento con esperti del settore hanno tempestato di domande gli interlocutori. L’European Journalism Center, noto per le sfide di qualità, non ha tirato a indovinare, ma sa bene di cosa sta parlando: è la creatività e la purezza di giovani che con il potere hanno poco a che fare, l’integrità di chi sa cosa vuole e non ha niente da perdere. Quella è la strada. Se il mondo fa cilecca, se la tutto sembra già segnato, loro hanno deciso di partire dalle fondamenta: i giovani che sognano di fare i giornalisti e che fanno di tutto per avere una chance. Quattro giorni per una sfida che alla fine vedrà tre vincitori partire per l’Africa, per andare a vedere con i propri occhi quello che sta succedendo nei paesi in via di sviluppo e soprattutto andarlo a raccontare.

Chissà che non siano proprio questi trentatre ambasciatori della parola scritta e raccontata a riscattare la vergogna di aver speso due milioni di euro per una fiera sullo sviluppo, gli Europena Development Days. Io fossi in voi, cercherei di darci un’occhiata: ogni nuovo lettore è un vigile in più sulle istituzioni e sul loro modo di spendere i nostri soldi. Possiamo fare qualcosa, facciamolo.

Martina Castigliani  

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